Cercasi cronista

Filippo Nanni di Filippo Nanni

imageUn annuncio sul giornale. Nel 2016, il Texas Tribune, alla ricerca di un reporter, sceglie il sistema di una volta e precisa: cerchiamo un cronista per tenere sotto controllo politica e istituzioni. Il nostro candidato deve essere aggressivo, ambizioso e a proprio agio con le breaking news e con progetti di ampio respiro.
Cerchiamo uno scrittore creativo che voglia mettersi alla prova con tutti i media: nuove piattaforme e social. Deve avere spirito di squadra dentro e fuori la redazione. Richiediamo una esperienza di 5 o più anni e un curriculum ricco di articoli e inchieste di rilievo.
Chissà se l’hanno trovato. In questo caso ci piacerebbe tanto conoscerlo.

La forza di Facebook

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imageAlle dieci e mezzo di sera ho trovato una borsa da donna in mezzo a una strada del centro di Roma. Aveva la tracolla sganciata, chi l’ha persa forse stava in motorino. L’ho presa e l’ho aperta. C’erano carta d’identità, patente, bancomat, carta di credito, un mazzo di chiavi, biglietti da visita, il conto di un ristorante napoletano e lo scontrino di un negozio di abbigliamento romano. C’erano anche 230 euro in contanti. Tutto di Marina, classe 1984, da Coblenza, Germania. La cerco su Internet, la trovo su Facebook e le mando un messaggio. Vado a dormire. Il giorno dopo le provo tutte: chiamo gli uffici stampa della Questura, dei Carabinieri e dell’Ambasciata tedesca. Niente. Nel primo pomeriggio però Marina si fa viva su Facebook. Ringraziamenti, perfino un po’ di commozione, e il recupero della borsa. Se c’erano ancora dubbi sulla forza dei social…

Se mi posso permettere

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imageCortesie gratuite nei dibattiti televisivi. Allo stucchevole festival delle frasi fatte (“io non l’ho interrotta”), degli intercalari inutili (“voglio dire”), delle parole in libertà (“quant’altro”) si aggiunge una melliflua gentilezza senza senso. Politici, opinionisti e frequentatori vari dei salotti tv non fanno più una domanda senza farla precedere da: “se mi posso permettere”. Quanta eleganza, che educazione. Sembrano tutti cresciuti col galateo sotto il braccio. Poi però, archiviata la premessa da dolce stil novo, partono insulti di tutti i tipi. Poco male finché non arriva il giornalista a far precedere la sua domanda dal fatidico: “se mi posso permettere”. Ma come, anche il cane da guardia del potere? L’uomo (o la donna) che deve chiedere sempre? Il professionista che ha un solo compito: fare domande? Ti puoi permettere, stai tranquillo. Ti devi permettere.

Posta indesiderata

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imageRomana Lupo ti vuole conoscere. Una giornata può cominciare anche così se decidi di leggere la posta indesiderata invece di infilarla nel cestino. Tanto vale allora continuare a curiosare per scoprire che finalmente è arrivata la doccia che sognavi (50 euro al mese con elettrodomestico in omaggio). Se poi stai pensando a un tablet, sei fortunato, lo hai quasi vinto: basta rispondere a una domanda idiota e pare che ti arrivi a casa. E ancora: perché non cogliere l’occasione unica di guadagnare di più (240 – 400 euro a settimana in 15 giorni) facendo aumentare i tuoi risparmi? Sembra proprio facile mettere in tasca qualche soldo: arrivano mail anche dalla Spagna: quieres ganar 50€ en 3 clics? C’è una soluzione a tutto, anche all’alluce valgo: il rimedio naturale che gli ortopedici detestano. Nessun problema nemmeno con le lingue: l’inglese lo puoi imparare gratis. E via così: alberghi a prezzi stracciati, automobili quasi regalate e con preventivo gratuito, l’assicurazione adatta a te, buoni da 150 euro da spendere qua e là. Tutto questo però finisce nel cestino e noi continuiamo a farci un sacco di problemi. Senza neanche prendere in considerazione la mano tesa di una generosa Romana Lupo.

Corsa allo scoop

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imageLa Suprema Corte degli Stati Uniti dà il via libera ai matrimoni gay. I giovani cronisti (stagisti?), taccuino in mano, schizzano via per dare la notizia. La foto che li immortala sembra uno scatto rubato a una pista di atletica. Anche perché hanno tutti le scarpe da jogging. Ora bisognerebbe chiedersi perché non abbiano subito twittato o telefonato, ma lasciamo perdere. Gustiamoci una corsa d’altri tempi e guardiamo bene in faccia questi ragazzi che affidano alle gambe (evidentemente allenate) il loro scoop. La cronista in primo piano si volta per essere sicura di essere in vantaggio, ma sembra preoccupata. Sui volti degli inseguitori la smorfia di fatica nel momento del massimo sforzo. Gara a quattro: tre sono donne. E per il ragazzo la strada sembra in salita.

Il G8 ai tempi di Periscope

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imageHo cercato in una scatola di cartone le foto del G8 di Genova. Immagini impresse nei vecchi rullini e stampate su carta. Sono passati 14 anni. Sono lì che fisso un’auto carbonizzata. Non era ancora stato ucciso Carlo Giuliani, non c’era stata la Diaz né Bolzaneto. Eppure avevamo già raccontato tanta violenza dai microfoni del Giornale Radio: la città assediata, i lacrimogeni, le cariche della polizia. Adesso anche l’Europa ci chiede conto di quei giorni di odio e di follia, di una scuola che diventa una tonnara e di una caserma che neanche le dittature sudamericane. Riguardo quella foto e penso quanto sia piccolo un inviato in certe situazioni. Quanto sia difficile raccontare certi momenti. Interpretarli. C’è una camionetta dei carabinieri presa d’assalto e poi c’è un ragazzo ucciso da un militare. La polizia fa irruzione in una scuola, escono persone con la faccia piena di sangue. Gli investigatori dicono che erano i famigerati Black bloc. Poi abbiamo saputo che non era vero. In quei giorni, in quei momenti, facevamo la cronaca, ma ci rendevamo conto che non era sufficiente. Per arrivare alla verità ci sarebbe voluto più tempo. E sempre guardando quella foto penso a come oggi, 14 anni dopo, avremmo raccontato il G8. I social network, Periscope, gli smartphone, i tablet, ci avrebbero fornito materiale prezioso. Subito. E forse avremmo capito prima.

I crediti di Clark Gable

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imageDoris Day tiene un corso di giornalismo e sostiene la necessità dell’istruzione per chi lavora nelle redazioni. Clark Gable è un cronista esperto che invece crede solo nella gavetta. Il film “Dieci in amore” è del 1958. Lui finge di essere un allievo del seminario per provocare l’insegnante. Lei gli spiega che i giornali, con l’avvento della radio e della televisione, sono obbligati a cercare nuove formule, obbligati ad approfondire la notizia. Sembra un dialogo ascoltato una settimana fa, un mese fa. Invece è passato più di mezzo secolo e se oggi un regista pensasse a un remake non avrebbe bisogno di riscrivere i dialoghi. Considerazione un po’ amara: diciamo sempre le stesse cose, non ci annoiamo mai. Ma adesso una novità c’è: siamo obbligati a seguire i famosi programmi di aggiornamento professionale. Corsi, ormai si può dire, non sempre qualificati. E allora, tutto sommato, anche la visione di “Dieci in amore” potrebbe assicurare un paio di crediti. L’etica di Doris, il mestiere di Clark. E ne riparliamo tra 50 anni.

Papa Francesco, maestro di giornalismo

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image“Se vuoi andare avanti pensa chiaramente e parla oscuramente”. Così avevano detto a un giovane Bergoglio. Uomini di una Chiesa antica, parole stonate per l’anima del futuro Pontefice. Parole che Papa Francesco ha ricordato adesso, a distanza di anni, per chiedere con forza esattamente il contrario. La sua Chiesa deve parlare chiaro per farsi capire da tutti. E così Bergoglio diventa anche maestro di giornalismo. Chiede franchezza nell’esprimersi e ascolto umile. Che cos’altro è il giornalismo? Esigenza di semplicità e chiarezza. “Mi racconti tutto facendo finta che io abbia sei anni” ripeteva ai suoi clienti Denzel Washington nel film Philadelphia. Interpretava il ruolo di un avvocato. E Schopenhauer: “Coloro che combinano discorsi difficili, oscuri, confusi e ambigui sicuramente non sanno affatto ciò che vogliono dire”. Che il Papa fosse un grande comunicatore l’abbiamo scoperto la prima volta che si è affacciato a piazza San Pietro. I ragazzi che frequentano le scuole di giornalismo farebbero bene a seguirlo con attenzione.

Il biglietto di Joseph

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imageUna spiaggia tra Terracina e Sperlonga. Sotto l’ombrellone i giornali si leggono sull’Ipad. Schettino che insegna all’università e si porta a casa un attestato. Tavecchio che insegue la presidenza della Federcalcio a colpi di banana e poi propone un commissario per l’integrazione. Il chiosco che affitta sdraio e ombrelloni ha un piccolo scaffale. Chi vuole prende un libro, lo legge dopo il bagno e poi lo rimette a posto. Il romanzo che qualcuno ha lasciato sul lettino è L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón. Un ragazzo magro si avvicina e infila un biglietto nelle pagine sfogliate dal vento. Si allontana. Il foglietto è lì a due passi. Impossibile resistere. “Ciao, mi chiamo Joseph, sono di Udine, ho 17 anni. L’ombra del vento è il mio libro preferito. Ciao! Joseph”. Condividere una scelta senza cliccare o selezionare “mi piace”. Carta e penna: social network vecchia maniera. Potrebbe essere l’inizio di un film.

Il sonno dei giusti

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imagePrepotente, autoritaria: bossy. La donna che non deve chiedere mai. Marissa Mayer, 39 anni, amministratore delegato di Yahoo. La più giovane a entrare nella classifica della rivista Fortune che mette in fila le donne più potenti del mondo. Una che ha licenziato il suo braccio destro e amico. Una che “le disparità tra uomini e donne? Io penso a fare il CEO”. Ebbene questa bionda d’acciaio, che più americana non si può, era a Cannes dove si radunavano i creativi e i pubblicitari più famosi del mondo. Tutti la aspettano alla cena di gala, ma di lei nessuna traccia. Quando si presenta, in grande e incomprensibile ritardo, stupisce tutti: scusate, mi sono addormentata. Sono mamma, ho un bambino piccolo e passo troppe notti sveglia”. Grandissima Marissa! C’è ancora speranza sul pianeta Terra.