Troppe facce

Filippo Nanni di Filippo Nanni

imagePassi per Renzi che sull’Expo dice “ci metto la faccia”. Ma perché anche il fornaio che divide una pagnotta sente il bisogno di mettere la faccia sulla qualità del suo pane? Il tormentone è partito da tempo. Fabio Fognini, il tennista “maledetto”, lo ha gridato a suo padre e al suo staff durante un torneo che stava perdendo. Forse era più un problema di gambe e di racchetta, ma lui insisteva sulla faccia. Anche Montezemolo non si sottrae: “Ci credo e ci metto la faccia. La Ferrari tornerà a vincere”. Per il momento continua l’attesa, ma non è questo il punto. Il manuale dell’Azione cattolica rivolto agli educatori si intitola “Ci metto la faccia” e più o meno lo stesso slogan è stato scelto dalla Federboxe, da associazioni gay, da campagne contro la violenza sulle donne e anche da un candidato di Scelta civica alle Europee. Ma si può continuare. Ci innamoriamo spesso di frasi che poi non riusciamo a scrollarci di dosso. Lo stesso concetto si può esprimere anche in altri modi. Magari ricorrendo a una paroletta a portata di mano: responsabilità. Ma si sa, viviamo nel culto dell’immagine. E ormai neanche un sms arriva a destinazione senza l’immancabile smile.