Se mi posso permettere

Filippo Nanni di Filippo Nanni

imageCortesie gratuite nei dibattiti televisivi. Allo stucchevole festival delle frasi fatte (“io non l’ho interrotta”), degli intercalari inutili (“voglio dire”), delle parole in libertà (“quant’altro”) si aggiunge una melliflua gentilezza senza senso. Politici, opinionisti e frequentatori vari dei salotti tv non fanno più una domanda senza farla precedere da: “se mi posso permettere”. Quanta eleganza, che educazione. Sembrano tutti cresciuti col galateo sotto il braccio. Poi però, archiviata la premessa da dolce stil novo, partono insulti di tutti i tipi. Poco male finché non arriva il giornalista a far precedere la sua domanda dal fatidico: “se mi posso permettere”. Ma come, anche il cane da guardia del potere? L’uomo (o la donna) che deve chiedere sempre? Il professionista che ha un solo compito: fare domande? Ti puoi permettere, stai tranquillo. Ti devi permettere.