La forza di Facebook

Filippo Nanni di Filippo Nanni

imageAlle dieci e mezzo di sera ho trovato una borsa da donna in mezzo a una strada del centro di Roma. Aveva la tracolla sganciata, chi l’ha persa forse stava in motorino. L’ho presa e l’ho aperta. C’erano carta d’identità, patente, bancomat, carta di credito, un mazzo di chiavi, biglietti da visita, il conto di un ristorante napoletano e lo scontrino di un negozio di abbigliamento romano. C’erano anche 230 euro in contanti. Tutto di Marina, classe 1984, da Coblenza, Germania. La cerco su Internet, la trovo su Facebook e le mando un messaggio. Vado a dormire. Il giorno dopo le provo tutte: chiamo gli uffici stampa della Questura, dei Carabinieri e dell’Ambasciata tedesca. Niente. Nel primo pomeriggio però Marina si fa viva su Facebook. Ringraziamenti, perfino un po’ di commozione, e il recupero della borsa. Se c’erano ancora dubbi sulla forza dei social…

Se mi posso permettere

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imageCortesie gratuite nei dibattiti televisivi. Allo stucchevole festival delle frasi fatte (“io non l’ho interrotta”), degli intercalari inutili (“voglio dire”), delle parole in libertà (“quant’altro”) si aggiunge una melliflua gentilezza senza senso. Politici, opinionisti e frequentatori vari dei salotti tv non fanno più una domanda senza farla precedere da: “se mi posso permettere”. Quanta eleganza, che educazione. Sembrano tutti cresciuti col galateo sotto il braccio. Poi però, archiviata la premessa da dolce stil novo, partono insulti di tutti i tipi. Poco male finché non arriva il giornalista a far precedere la sua domanda dal fatidico: “se mi posso permettere”. Ma come, anche il cane da guardia del potere? L’uomo (o la donna) che deve chiedere sempre? Il professionista che ha un solo compito: fare domande? Ti puoi permettere, stai tranquillo. Ti devi permettere.

Posta indesiderata

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imageRomana Lupo ti vuole conoscere. Una giornata può cominciare anche così se decidi di leggere la posta indesiderata invece di infilarla nel cestino. Tanto vale allora continuare a curiosare per scoprire che finalmente è arrivata la doccia che sognavi (50 euro al mese con elettrodomestico in omaggio). Se poi stai pensando a un tablet, sei fortunato, lo hai quasi vinto: basta rispondere a una domanda idiota e pare che ti arrivi a casa. E ancora: perché non cogliere l’occasione unica di guadagnare di più (240 – 400 euro a settimana in 15 giorni) facendo aumentare i tuoi risparmi? Sembra proprio facile mettere in tasca qualche soldo: arrivano mail anche dalla Spagna: quieres ganar 50€ en 3 clics? C’è una soluzione a tutto, anche all’alluce valgo: il rimedio naturale che gli ortopedici detestano. Nessun problema nemmeno con le lingue: l’inglese lo puoi imparare gratis. E via così: alberghi a prezzi stracciati, automobili quasi regalate e con preventivo gratuito, l’assicurazione adatta a te, buoni da 150 euro da spendere qua e là. Tutto questo però finisce nel cestino e noi continuiamo a farci un sacco di problemi. Senza neanche prendere in considerazione la mano tesa di una generosa Romana Lupo.

Papa Francesco, maestro di giornalismo

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image“Se vuoi andare avanti pensa chiaramente e parla oscuramente”. Così avevano detto a un giovane Bergoglio. Uomini di una Chiesa antica, parole stonate per l’anima del futuro Pontefice. Parole che Papa Francesco ha ricordato adesso, a distanza di anni, per chiedere con forza esattamente il contrario. La sua Chiesa deve parlare chiaro per farsi capire da tutti. E così Bergoglio diventa anche maestro di giornalismo. Chiede franchezza nell’esprimersi e ascolto umile. Che cos’altro è il giornalismo? Esigenza di semplicità e chiarezza. “Mi racconti tutto facendo finta che io abbia sei anni” ripeteva ai suoi clienti Denzel Washington nel film Philadelphia. Interpretava il ruolo di un avvocato. E Schopenhauer: “Coloro che combinano discorsi difficili, oscuri, confusi e ambigui sicuramente non sanno affatto ciò che vogliono dire”. Che il Papa fosse un grande comunicatore l’abbiamo scoperto la prima volta che si è affacciato a piazza San Pietro. I ragazzi che frequentano le scuole di giornalismo farebbero bene a seguirlo con attenzione.

Il biglietto di Joseph

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imageUna spiaggia tra Terracina e Sperlonga. Sotto l’ombrellone i giornali si leggono sull’Ipad. Schettino che insegna all’università e si porta a casa un attestato. Tavecchio che insegue la presidenza della Federcalcio a colpi di banana e poi propone un commissario per l’integrazione. Il chiosco che affitta sdraio e ombrelloni ha un piccolo scaffale. Chi vuole prende un libro, lo legge dopo il bagno e poi lo rimette a posto. Il romanzo che qualcuno ha lasciato sul lettino è L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón. Un ragazzo magro si avvicina e infila un biglietto nelle pagine sfogliate dal vento. Si allontana. Il foglietto è lì a due passi. Impossibile resistere. “Ciao, mi chiamo Joseph, sono di Udine, ho 17 anni. L’ombra del vento è il mio libro preferito. Ciao! Joseph”. Condividere una scelta senza cliccare o selezionare “mi piace”. Carta e penna: social network vecchia maniera. Potrebbe essere l’inizio di un film.