Il giornalismo fa bene?

Filippo Nanni di Filippo Nanni

Maria De Filippi compie 52 anni e in un’intervista dice: “Lavoro in televisione da 21 anni. Se devo dire che mi ha fatto umanamente bene non lo so”. Si può allargare il campo. Chi fa il giornalista più o meno dallo stesso tempo che risposta può dare a una domanda così insidiosa? Il giornalismo ci ha migliorato come persone? Se davanti alle fatidiche sliding doors, avessimo aperto quella che invece abbiamo ignorato, adesso saremmo persone migliori? Segue riflessione.

In ascolto

Filippo Nanni di Filippo Nanni

fattichiariI conduttori televisivi devono gestire situazioni imprevedibili, dare forma di racconto alla raffica di notizie, tenere sotto controllo il dialetto, litigare col “gobbo”, improvvisare interviste. Qualche volta però ascoltano poco l’ospite seduto in studio, non seguono con attenzione le sue risposte, vanno avanti con la scaletta stabilita e non sfruttano i magnifici assist dell’interlocutore. Perdono l’attimo, il momento del follow up, semplice regoletta che si riassume così: non passo alla domanda successiva, quella che avevo preparato, perché l’intervistato mi ha appena offerto uno spunto che merita di essere sottolineato o subito contestato. Per fare un esempio, se il ministro dell’economia, rispondendo sull’Imu, finisce la frase dicendo che la tassa sulla prima casa non si pagherà “a parte qualche eccezione”, è errore da matita blu andare avanti seguendo il copione e non insistere per farsi spiegare dal ministro quali siano queste eccezioni. È anche così che nascono i titoli, è anche questo il nostro lavoro. Qualche volta poi la fretta di fare la domanda interrompe la frase migliore dell’intervistato, la spezza, quasi la cancella e magari rovina un’atmosfera, un pathos che si stava creando in studio. Insomma, caro anchor, rimani sempre concentrato e resta in ascolto.